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Presidenti di Brasile, India e Sud Africa si incontrano a Pretoria con l'obiettivo di riformare le relazioni tra paesi ricchi e poveri

The leaders of India, South Africa and Brazil, which make up an alliance known as IBSA, after their initials, ended a meeting in Pretoria with a demand to restructure the relationship between rich and developing nations, with President Luis Inácio Lula Da Silva of Brazil saying that “it is useless for us to be invited to dessert at the powerful’s banquet.” The group has asserted itself as a leader in speaking for developing nations. The leaders called for an overhaul of the United Nations to favor emerging powers.

MICHAEL WINES, New York Times


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da: http://www.pfaall.com/articoli/551/ibsa-abituiamoci-a-questa-sigla

India, Brasile e Sud Africa hanno fondato un’alleanza a tre che sta diventando sempre più stretta, con obiettivi molto concreti e di peso assai notevole.
i ministri della difesa di India, Brasile e Sud Africa si sono riuniti a Pretoria e hanno firmato un accordo di collaborazione strategica trilaterale che comprenderà una integrazione sempre più stretta delle rispettive industrie belliche e, in prospettiva, potrebbe arrivare alla creazione di forze di terra e navali comuni.

Insieme, i tre alleati controllano due oceani. Non solo: l’India possiede tecnologia nucleare e un’avanzatissima base informatica, il Brasile ha una solida industria aeronautica, il Sud Africa, fra l’altro, eccellenti cantieri navali. L’integrazione delle loro capacità tecnologiche e industriali vuol dire la nascita di un colosso che nel settore della difesa non avrà più bisogno di comprare niente da Stati Uniti o Europa. E già questo vuol dire qualcosa.

inoltre: i tre paesi hanno annunciato una campagna diplomatica per ottenere l’ingresso come membri permanenti nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. La riforma del Consiglio di sicurezza è una questione vecchia di decenni. Per molti anni si è combattuta una battaglia fra chi (i cinque membri permanenti attuali più i diretti interessati) voleva il quick fix, una soluzione veloce consistente nell’allargare a sette i membri permanenti cooptando Germania e Giappone, e chi invece proponeva riforme molto più radicali e bilanciate. Un fronte, quest’ultimo, guidato dalla diplomazia italiana che per anni si è battuta con una proposta molto ragionevole che aveva ottenuto l’appoggio di moltissimi paesi.
Con l’abbandono della partita da parte dell’Italia (licenziamento di ruggiero) e la politica sempre più unilateralista di Bush, la questione del consiglio di Sicurezza è arrivata allo stallo.


Durante la visita in India nel corso della quale è stato annunciata la campagna diplomatica comune, fra l’altro, il presidente brasiliano ha anche firmato in rappresentanza del Mercosur un importante accordo di cooperazione commerciale con l’India. Dal canto suo il Sud Africa, in rappresentanza della Sacu (“Southern Africa Customs Union”, il mercato comune dell’Africa meridionale), è da anni impegnato in discussioni con il Mercosur, e certamente ora i progetti di accordo avranno un’accelerazione.

da: http://www.rinascita.info/cc/RQ_Mondo/EEAkZAlkFkrmFGmtPL.shtml
Si è concluso con un’esortazione ad avviare “con urgenza” i negoziati sulla riforma del Consiglio di Sicurezza dell’Onu il secondo ‘Forum per il dialogo tra Brasile, India e Sudafrica’ (IBSA). I presidenti brasiliano e sudafricano, Luiz Inacio Lula da Silva e Thabo Mbeki, e il primo ministro indiano, Manmohan Singh, hanno lanciato un chiaro segnale alla comunità internazionale durante gli incontri multilaterali svoltisi a Pretoria tra mercoledì e giovedì. L’obbiettivo è quello di ottenere un seggio permanente nel Consiglio in un processo di riforma, si legge nel documento conclusivo del Forum, “che veda aumentare di coinvolgimento dei Paesi in via di sviluppo nelle decisioni internazionali”.

I tre Paesi stanno raccogliendo in questo inizio di autunno i primi frutti di un lavoro di concertazione avviato nel 2003, quando Brasile, India e Sudafrica, in forte e progressiva crescita economica, si imposero all’attenzione dei Paesi più industrializzati - rappresentati nel G8 – chiedendo un maggiore coinvolgimento nelle decisioni in discussione sul fallimentare tavolo del Doha Round in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). In quello stesso anno, mentre fallivano anche i negoziati del WTO a Cancún, le tre potenze diedero vita al primo Forum IBSA. A quattro anni di distanza le istanze del Forum si stanno inesorabilmente imponendo all’attenzione della comunità internazionale.

Cosa è cambiato? Le parole d’ordine di Brasilia, Nuova Delhi e Pretoria sono sempre le stesse: maggiore partecipazione, democrazia allargata e voce per i Paesi meno sviluppati. Eppure, da questo nuovo asse sud-sud non sembra emergere alcuna reale alternativa a quel sistema economico (in seconda battuta politico) dominante che ha prodotto gli enormi divari di sviluppo contro cui si scagliano i Lula di turno. Al contrario, l’operatività dei tre Paesi si appiattisce proprio sugli strumenti liberisti, chiedendo paradossalmente maggiore voce in capitolo in un contesto di nuovo ordine mondiale (quello neoliberista) di cui si vogliono accettare le regole. È alla fine evidente che le mosse di Brasile, India e Sudafrica non vanno a rompere le uova nel paniere del liberismo. Non stupisce quindi che invece di abbracciare le proposte alternative (a tutto campo) che stanno emergendo dal continente latinoamericano, un presidente Lula preferisca andare a braccetto con il G8 e con il WTO. Il caso del Brasile è davvero emblematico. In un contesto di rinascita quale quello che da alcuni anni si sta profilando in America Latina, Lula – tanto amato dalle sinistre liberiste europee – preferisce, nel migliore dei casi, defilarsi; nel peggiore si oppone a qualsiasi progetto alternativo, magari accogliendo i progetti della Casa Bianca sulle bio energie che hanno il solo scopo di contrastare il processo di riappropriazione delle riserve energetiche da parte di Venezuela, Bolivia o Ecuador. O aderendo al progetto Caracas-Buenos Aires sulla creazione del Banco del Sur in alternativa a Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, per poi sollevare obiezioni il più delle volte strumentali. O, ancora di più, rimandando pretestuosamente la ratifica al pieno accesso al Mercato Comune del Sud (MERCOSUR) del Venezuela di Hugo Chávez.
Anche il ruolo dell’India e del Sudafrica va necessariamente contestualizzato. La prima, oltre a rappresentare un ottimo partner commerciale per gli Stati Uniti ed i loro alleati, è soprattutto uno strumento di contrappeso all’influenza della Cina sia sulla regione sud asiatica che, più in generale, nel contesto mondiale. La seconda è la punta di diamante (è il caso di dirlo) delle politiche di accerchiamento “a morsa” dell’Africa che Washington sta tentando ormai da un ventennio.
In questo contesto non stupisce quindi che la richiesta di Brasile, India e Sudafrica per un seggio permanente sia caldeggiata fortemente dagli Stati Uniti. La tanto sbandierata “capacità di contribuire ad un ordine internazionale più giusto” nel contesto di una “Onu che non risponde alle aspettative del mondo reale” (come dichiarato ieri da Lula) risulta alla fine tanto strumentale alle strategie atlantiche, quanto deleteria alla configurazione di un reale asse alternativo all’attuale ordine mondiale. Ciò che da Pretoria è stato chiesto, alla fine, è di partecipare al banchetto dei potenti.

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Mai sentito parlare di AFRICOM? Il comando militare decentrato del Pentagono in sud Africa? Ha a che fare con l'IBSA?




Joint War Games Next On IBSA To-Do List


Business Day (Johannesburg)


NEWS
18 October 2007
Posted to the web 18 October 2007

By Wilson Johwa
Johannesburg

HARNESSING nuclear energy for commercial use and planning joint military exercises are two of the areas of expected co-operation between India, Brazil and SA.

The second India-Brazil-SA (IBSA) summit ended in Pretoria yesterday. Defence was one area in which an agreement was expected to be signed. All three countries are regional military powers, with India a nuclear military power.


SA has revealed that next May India and Brazil's navies will conduct exercises "on our coasts" to facilitate military co-operation. Such co-operation is not new. "I don't think it's anything to be surprised at," said Lauren Hutton of the Institute for Security Studies.

Mike Hough, head of the Institute for Strategic Studies at the University of Pretoria , said such agreements were "standard", and did not replace the more important bilateral pacts SA may have with both countries.

"I don't think one should read too much into it ," he said.

Attention was also paid to aspirations for commercial nuclear energy. Kurt Shillinger of the South African Institute of International Affairs said in an era of rising oil prices and climate change more governments wanted nuclear energy while also questioning the unfairness of allowing only certain countries to have nuclear weapons.

"We are entering a period when the Nuclear non-Proliferation Treaty looks threatened, and therefore new nuclear safeguards in both the defence and commercial spheres need to be identified," Shillinger said.

Brazil has among the world's largest uranium reserves and intends to be enriching all the uranium it needs within 10 years.

India is less endowed with nuclear resources than Brazil and SA. A deal that would have allowed New Delhi to import nuclear fuel and reactors from the US seems to be faltering, partly because of opposition within India. It is feared that such a deal would affect India's independence in nuclear decision making, while placing it under the strategic control of the US.

With the IBSA summit founded on mutual co-operation, challenging superpower domination and seeking better terms for the southern hemisphere, attention was also likely to have fallen on the US's Africa Command Centre (Africom).

According to its website, Africom is the Pentagon's "newest regionally focused headquarters". It started operating this month at a US command in Germany, but the ultimate intention is to base it in Africa, "where consultation with leaders is continuing", the website says.

It is expected to be fully operational by October next year.

Hough believes Africom is the US's answer to growing Chinese influence in Africa. It is feared by some that Africom may increase militarisation of the continent and lead to more terrorist attacks.

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Sembra che una delle proposte in campo sia di creare una comunità di libero scambio tra paesi Mercosur, India e paesi Southern African Customs Union. Considerando anche la Cooperazione di Shanghai, si può dire che il mondo è sempre più multilaterale.

http://www.ipsnews.net/news.asp?idnews=39744

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Non si tratta solo di un'alleanza militare, ma anche di un'area di libero scambio


publié 18-10-2007 [99 pages vues] Imprimer

Lula (Brésil) pour le libre-échange entre Mercosur, Inde et Afrique du Sud

L’élaboration d’un accord de libre-échange entre le Mercosur (marché commun sud-américain), l’Inde et les pays de l’Union douanière de l’Afrique du Sud a été proposée le 17 octobre à Pretoria par le président du Brésil, Luiz Inacio Lula da Silva.

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Lula (Brésil) pour le libre-échange entre Mercosur, Inde et Afrique du Sud

PRETORIA, mercredi 17 octobre 2007 (LatinReporters.com) — L’élaboration d’un accord de libre-échange entre le Mercosur (marché commun sud-américain), l’Inde et les pays de l’Union douanière de l’Afrique du Sud a été proposée le 17 octobre à Pretoria par le président du Brésil, Luiz Inacio Lula da Silva.

De gauche à droite : le Premier ministre indien Manmohan Singh, le président sud-africain Thabo Mbeki et le président brésilien Luiz Inacio Lula da Silva Pretoria, 17 octobre 2007 - Photo Ricardo Stuckert/PR

On créerait ainsi "la plus grande zone de libre-échange du monde... Ce serait un grand espace économique du Sud" a affirmé Lula dans son discours d’ouverture du 2e Sommet du groupe IBSA (India, Brazil, South Africa) tenu à Pretoria, capitale de la République d’Afrique du Sud.

Le président sud-africain, Thabo Mbeki, et le Premier ministre indien, Manmohan Singh, participaient aussi à ce sommet de l’IBSA, alliance fondée en 2003 pour renforcer l’influence des pays émergents du Sud face aux pays les plus riches et les plus industrialisés.

Lula a indiqué qu’il recommandera aux autres pays du Mercosur la conclusion d’accords commerciaux avec l’Inde et l’Afrique du Sud. Le Mercosur comprend le Brésil, l’Argentine, le Paraguay et l’Uruguay. Très avancée, l’adhésion du Venezuela est en cours.

Le président du Brésil a invité Thabo Mbeki à effectuer une démarche réciproque, en faveur d’accords avec le Mercosur, au sein de l’Union douanière de l’Afrique du Sud (Southern African Customs Union, SACU). Celle-ci regroupe autour de Pretoria la Namibie, le Lesotho, le Swaziland et le Botswana.

La zone de libre-échange envisagée compterait, selon Lula, un milliard et demi d’habitants et aurait un PIB global de plus de deux milliards de dollars. "Je sais que je peux compter sur l’appui du président Mbeki et du Premier ministre Singh" a affirmé le chef de l’Etat brésilien, conforté par les déclarations de ses deux homologues en faveur du renforcement et de l’expansion de leur alliance IBSA.

Les trois dirigeants ont signé sept accords de coopération, notamment dans les secteurs de l’éducation, des douanes et de la santé. Lula a souhaité que s’intensifie aussi leur coopération diplomatique afin notamment de renforcer le poids des pays du Sud au sein de l’Organisation des Nations unies et en particulier de son Conseil de sécurité.

Par leur impact sur les populations des pays pauvres, "nos accords de coopération... bénéficieront à toute l’humanité" veut croire le président du Brésil.



source: LatinReporters

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