Leggendo il libro “Moneta e Finanza” il Mulino, Giacomo Vaciago ho notato che si sostiene la tesi secondo cui le cifre della accumulazione finanziaria diversamente da come comunemente si creda non siano poi così enormi.
Infatti l’impressionante numero che viene in genere sbandierato (equiparato spesso a 12 volte il PIL degli Usa o qualcosa del genere) riguarda i flussi della transazioni finanziarie in un anno, il che significa i viaggi che un ammontare di moneta fa in un anno. Prendendo una banconata da 10 euro e facendola viaggiare per un anno da una banca all’altra ogni giorno la cifra delle transazioni raggiungerebbe la cifra di 2360 euro. Ma i 10 euro sarebbero sempre quelli.
Infatti secondo i dati pubblicati (dati del 1993) i flussi internazionali di portafoglio (cioè i 10 euro del nostro esempio) sono solo 3,8% del Pil degli Usa, 1,5% del PIL del Giappone e via dicendo. Viceversa le transazioni sottostanti rappresentano 134,9% del PIL Usa, il 78,7% del Pil giapponese ecc. Con questi dati gli autori del libro vogliono affermare che non ci sia una reale financial deepening, cioè che l’economia è ancora ben saldamente ancorata alla realtà.
Con questa nota voglio porre l’attenzione su un altro problema forse più grave, cioè la possibilità di alcune banche centrali (in particolare quella americana) di emettere enormi quantità di moneta senza alcun controllo. La decisione della FED di non pubblicare i dati della M3 è stata da molti considerata una risposta all’affermazione del Governo cinese di voler diversificare le proprie riserve valutarie attualmente per lo più in dollari (cioè vuole vendere dollari, quindi inflazionarlo). Non pubblicando la M3 la Fed può emettere moneta e fare fronte alle crisi senza che il mondo venga a sapere la reale entità del circolante, cioè troppi dollari. Se il mondo non conosce la vera entità del circolante il dollaro ritarda la sua svalutazione cronica.
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